Codice etico

CODICE ETICO E DI CONDOTTA

AI SENSI DEL D. Lgs. 231/2001

 

DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

CON DELIBERA DEL 29/06/2016

 

Sommario

1. PREMESSA 4

1.1. Cenni storici 6

1.2. La Mission 8

1.3. I presupposti normativi 10

2. PRINCIPI GENERALI 11

2.1 Ambito d’applicazione 11

2.2 Sistema dei valori di base 12

2.3 Garanti d’attuazione del Codice Etico e di Condotta 13

2.4 Obblighi per il personale relativamente al Codice Etico e di Condotta 14

2.5 Analisi del rischio 14

2.5.1 Processi critici 14

3. PRINCIPI RELATIVI ALLE OPERAZIONI, ALLE TRANSAZIONI E ALLE REGISTRAZIONI 15

4. GESTIONE DELLE INFORMAZIONI E DEI DATI 17

4.1 Norme generali 17

4.2 Utilizzo dei software nei rapporti con la Pubblica Amministrazione 18

5. RAPPORTI CON TERZI 18

5.1 Norme generali 18

5.2 Rapporti con i fornitori di prodotti e servizi 19

5.3 Rapporti con gli Ospiti, gli Utenti ed i Familiari 20

5.4 Rapporti con le associazioni di volontariato 22

5.5 Rapporto con la Pubblica Amministrazione 22

5.6 Rapporti con organizzazioni politiche e sindacali 23

5.7 Rapporti con le Autorità di Vigilanza e di Controllo 23

5.8 Comunicazioni e informazioni societarie 24

5.9 Regali 24

6. RAPPORTI INTERNI 25

6.1 Dignità e rispetto 25

6.2 Formazione 26

6.3 Assunzioni 26

6.4 Condotta etica 26

6.5 Salute, sicurezza dei lavoratori e tutela ambientale 26

6.6 Tutela del patrimonio aziendale 27

7. CONFLITTO DI INTERESSI 27

7.1 Principi generali 27

7.2 Attività lavorativa esterna 27

7.3 Uso del tempo e dei beni aziendali 28

8. VIOLAZIONI E SANZIONI 28

9. ENTRATA IN VIGORE E DIFFUSIONE 29

 

  1. PREMESSA

La Fondazione “ANGELO PORETTI e ANGELO MAGNANI” ONLUS, Residenza Sanitario Assistenziale (in seguito denominata Fondazione RSA) ha una mission precisa e definita nell’art. 2 del proprio Statuto Costitutivo come segue:

ART. 2” – Attività e scopi

La Fondazione si propone esclusivamente il perseguimento di finalità sociali nei settori dell’assistenza sociale e socio sanitaria ed opera nell’ambito della Regione Lombardia.

La Fondazione può valorizzare l’opera del volontariato; può stabilire forme di raccordo e collaborare con soggetti, pubblici e privati, operanti con analoghe finalità, anche in vista della possibile gestione associata di servizi e presidi.

La Fondazione ha per scopo di esplicare in Vedano Olona, e nei limiti delle proprie possibilità, primariamente l’attività di allestimento e gestione di una R.S.A a favore di anziani, totalmente o parzialmente non autosufficienti.

La R.S.A. accoglie ed assiste prioritariamente anziani parzialmente o completamente non autosufficienti; i soggetti residenti in Vedano Olona hanno priorità nell’accesso alla Struttura.

La Struttura fornisce, oltre ad adeguate prestazioni di carattere alberghiero, servizi specifici di carattere assistenziale, prestazioni di tipo culturale e ricreativo, nonché prestazioni sanitarie dirette anche a migliorare o recuperare l’autosufficienza.

La Fondazione può, altresì, realizzare altri servizi di carattere residenziale o ambulatoriale o domiciliare, a favore degli anziani bisognosi.

La Fondazione si propone di operare in stretto raccordo col Comune di Vedano Olona, tenuto conto delle indicazioni dello stesso Comune nell’individuazione dei servizi e delle prestazioni da erogare.”

 

La Fondazione si identifica, in base alla normativa, come Fondazione che costituisce una soluzione di cura e assistenza dell’anziano non autosufficiente, quando le condizioni di salute o la rete dei servizi presenti sul territorio non permettono la sua permanenza presso l’abitazione di residenza.

La Fondazione nell’ambito della rete regionale delle unità di offerta sociali e socio-sanitarie, vive ed agisce in un tessuto sociale che comprende diversi soggetti, molti dei quali attenti all’azione degli operatori sanitari e socio-sanitari.

Le azioni ed i comportamenti più o meno etici di una Fondazione si riferiscono a tutti i cittadini che non ritengono più sufficienti astratte dichiarazioni, ma esigono un impegno costante, che discende da un preciso e puntuale sistema di organizzazione.

L’esigenza di esplicitare con chiarezza i propri diritti e doveri, derivante dalla rilevanza sociale delle attività svolte, crea l’esigenza di soddisfare legittimi bisogni ed attese degli Ospiti e di coloro che gravitano intorno alla Fondazione. Per tali ragioni il Codice Etico:

  • Costituisce uno strumento importante per l’attuazione di politiche di Responsabilità Sociale e fissa le regole di comportamento cui debbono attenersi i destinatari nel rispetto dei valori e dei Principi Etici enunciati dalle Leggi e dai Regolamenti della Repubblica Italiana.

  • Entra a pieno titolo nell’ordinamento dell’ente e rappresenta il complesso dei diritti e dei doveri morali e la conseguente responsabilità etico-sociale di ogni partecipante alla organizzazione.

  • Ha l’ulteriore obiettivo di attestare la prevenzione rispetto ai comportamenti irresponsabili e/o illeciti da parte di chi opera in nome e per conto dell’ente perché definisce l’ambito delle responsabilità etiche e sociali di tutti gli operatori.

  • Non sostituisce e non si sovrappone alle norme legislative e regolamentari esterne ed interne, ma nell’azione di integrazione e di rafforzamento dei principi contenuti in tali fonti, introduce modelli organizzativi e comportamentali volti ad impedire ed ostacolare condotte “criminose” o che portino indebiti vantaggi.

  • E’ strumento per migliorare la qualità di servizi in quanto incentiva condotte coerenti con i principi e le regole in esso contenute, nonché strumento di comunicazione verso tutti i componenti l’organizzazione, permettendo nel contempo agli stakeholder esterni di conoscere i principi informatori dell’ente, e la possibilità quindi di richiederne una più puntuale attuazione.

 

La Fondazione per la delicatezza delle interlocuzioni che ha verso la Pubblica Amministrazione, gli Enti Locali e la Committenza privata, deve costruire la sua crescita su una reputazione solida, fedele a valori di onestà e correttezza in ogni processo di lavoro quotidiano. I principi ai quali si deve ispirare l’attività della Fondazione nel realizzare la sua missione sono quelli di una rigorosa osservanza della legge, di una concorrenza leale, di rispetto degli interessi legittimi di tutte le parti interessate e, in particolare, dei beneficiari delle azioni formative e orientative.

Ogni comportamento aziendale deve essere immediatamente riconducibile a questi principi. E’ importante quindi definire con chiarezza l’insieme dei valori che la Fondazione riconosce, accetta, condivide e applica a tutti i livelli, senza distinzioni o eccezioni. Pertanto i collaboratori, a qualunque titolo e indipendentemente dalla natura contrattuale del rapporto, nonché i partner, sono tenuti ad adeguare i propri comportamenti alle disposizioni del Codice Etico e di Condotta.


 


 

 

  1. Cenni storici

Si riporta integralmente la relazione che il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha redatto in data 14/07/2003, allegata ed a corredo dei documenti inerenti alla trasformazione da IPAB a Fondazione

Vedano Olona, 14/07/2003

LEGGE REGIONALE 13 febbraio 2003, n. 1

Riordino della disciplina delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza operanti in Lombardia”

Con riferimento al testo della legge sopra citata, nonchè alle delibere n. 84 e 85, assunte dal consiglio di amministrazione della casa di riposo, in data 7 luglio 2003, contenenti, queste ultime, le intenzioni di trasformarsi in “persona giuridica di diritto privato senza scopo di lucro nel rispetto delle tavole di fondazione e della volontà dei fondatori”


 

CENNI STORICI

Per continuare nell’iter procedurale che porterà questo istituto alla trasformazione in argomento, è necessario ed indispensabile produrre un profilo storico – sia pure esposto per sommi capi – relativo all’itinerario che la Casa di Riposo ha percorso dalla sua fondazione fino alla data odierna.

E’ ovviamente impossibile fornire in un breve spazio un’illustrazione dettagliata della nascita e dello sviluppo dell’attività che questa Casa ha prodotto nel tempo, ed è altrettanto impossibile descrivere, se non con una parvenza di idee, il lavoro compiuto, sotto forma di assistenza agli anziani – così come previsto ed imposto dalle Tavole di fondazione – nonché ogni altra attività che i vari Consigli di Amministrazione hanno, con assoluta determinazione, impostata, varata e portata a termine con il solo scopo di nobilitare la permanenza dell’anziano e della sua esistenza, fra le mura dell’Istituto.

Ritengo in ogni modo utile, nel tracciare il profilo storico dell’Istituto, mettere in evidenza le forti trasformazioni che hanno caratterizzato la vita e l’attività della Casa di Riposo, a partire dal periodo della sua fondazione, fortemente legata alle origini esclusivamente geriatriche, per passare negli anni settanta/ottanta ad una conduzione fortemente medicalizzata, per giungere ai nostri giorni che risultano gravitanti attorno ad una visione che, pur comprendendo le caratterizzazioni precedenti, tiene in debito conto anche di quella specialistica e tecnicizzata dell’habitat in cui inserire l’ospite anziano.

Ai nostri giorni, infatti, non è più possibile, sull’onda lunga della revisione del ruolo degli anziani nella società e parallelamente alla crescita quantitativa degli anni del pensionamento, non partecipare all’evoluzione dei rapporti tra la gerontologia, la scienza medica e la sociologia, che si occupano delle condizioni di sopravvivenza dell’anziano, senza tenere in debito conto della valenza che l’architettura specialistica deve fornire al fine di migliorare le condizioni di vita e di permanenza dello stesso Ospite nella Casa di Riposo.

Il grado più elevato di coniugazione tra le esigenze poste in evidenza, è stato raggiunto proprio in questi giorni, a seguito dell’ampliamento dell’Istituto, consistente nell’attuazione di un insediamento che persegue lo scopo di migliorare l’integrazione della persona anziana all’interno della Casa di Riposo, avendo predisposto tutte le cure e gli interventi necessari per rendere l’habitat personale “resistente alla vita” o meglio agli imprevisti connessi con il prolungamento dell’età senile.

Nell’affrontare questo soggetto, senza correre il rischio di dilungarmi nella narrazione del superfluo o nell’elencazione di notizie inerenti alla vita ed il passato della Casa di Riposo, mi vedo costretto a limitarmi all’essenziale, tracciando un profilo storico meramente schematico.

Le notizie ed i riferimenti come in appresso riportati, sono stati reperiti attraverso la puntuale consultazione dei documenti in giacenza e conservati con ogni cura, presso l’Archivio della Casa di Riposo.

*TESTAMENTO – la Signora ANNA NOVAK vedova MAGNANI, in data 11 febbraio 1927 dispone a titolo di legato la somma di Lire 2.000.000. (lire duemilioni) da destinare ad una istituenda Casa di Riposo per vecchi di ambo i sessi, poveri, di Vedano Olona, che dovrà sorgere come da intenzione del suo compianto marito, sui terreni ed aree dal medesimo già individuati, oltre ad altre proprietà immobiliari denominate “Sacchettone e Moscone” poste in Vedano Olona

*Con delibera n. 160 del 4 gennaio 1930, la Congregazione di Carita’ di Vedano Olona, accetta il lascito disposto dalla Signora Anna Novak vedova Magnani

*Con delibera n. 161 del 10 febbraio 1930, la Congregazione di Carita’ di Vedano Olona, chiede la costituzione in Ente morale della istituenda Casa di Riposo per vecchi d’ambo i sessi, poveri, di Vedano Olona da intitolarsi ai nomi di Angelo Poretti e Angelo Magnani, nonché di approvare il relativo Statuto Organico uniformato al modello già predisposto dall’On. Ministero dell’Interno e composto di n. 23 articoli

*Con delibera n. 45 del 15 febbraio 1930, il Comune di Vedano Olona, esprime parere favorevole alla costituzione in Ente morale della Casa di Riposo “Angelo Poretti e Angelo Magnani” approvando anche il relativo Statuto Organico, come venne deliberato dal Presidente della Congregazione di Carità in data 10 febbraio 1930, composto di n. 23 articoli


 

*GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA – n. 294 del 19 dicembre 1930, numero di pubblicazione n. 1946

REGIO DECRETO 17 ottobre, n. 1619 “erezione in ente morale della Fondazione “Casa di Riposo Angelo Poretti e Angelo Magnani” con sede in Vedano Olona

N. 1619 R. Decreto 17 ottobre 1930, col quale, sulla proposta del Capo del Governo, Primo Ministro, Ministro per l’Interno, la Fondazione “Casa di Riposo Angelo Poretti e Angelo Magnani” con sede in Vedano Olona (Varese), viene eretta in ente morale, con amministrazione autonoma, e ne è approvato con modifica lo statuto organico.

Visto il Guardasigilli: Rocco

Registrato alla corte dei conti, addì 16 dicembre 1930

Tutto ciò a seguito e per effetto del regio decreto n. 1819, firmato in data 17 ottobre 1930, nella tenuta di san rossore, dal re vittorio emanuele III e da Mussolini, nel quale è anche riportata la modifica consistente nell’aggiunta all’articolo 2 del seguente comma, che ritengo interessante riscrivere:

Possono essere ammessi al beneficio del ricovero anche i vecchi, i quali essendo sprovvisti di altri mezzi abbiano ottenuto una pensione d’invalidità dalla Cassa Nazionale delle Assicurazioni Sociali, purchè versino alla cassa del Pio Istituto non meno dei due terzi della pensione goduta, salvo, in ogni caso, a non eccedersi la misura della retta stabilita per i ricoverati abbienti non provvisti di pensione”

*Con delibera del 6 febbraio 1932 e del 16 aprile 1932, il Consiglio di Amministrazione della Casa di Riposo, approva le modifiche allo Statuto Organico, così come sopra indicato.

*Il primo Statuto Organico, predisposto dal Presidente della Casa di Riposo Gen. Lo Monaco Aprile, viene approvato e firmato nella tenuta di San Rossore in data 3 novembre 1932, dal Re Vittorio Emanuele III e da Mussolini, con le seguenti modificazioni, che ritengo interessante riscrivere:

  1. in fine dell’art. 1° è aggiunto il seguente comma: “l’Opera Pia è stata eretta in ente morale con il Regio Decreto 17 ottobre 1930, n. 1819, ed ha attualmente un patrimonio valutato nell’ammontare complessivo di circa lire due milioni e trecentoventicinquemila”

  2. nell’art. 5, in fine del primo comma, sono aggiunte le parole seguenti: ”e degli invalidi e mutilati, per la causa nazionale”

  3. Nell’art. 12, primo comma, alle parole:”per tre sedute consecutive”, sono sostituite le altre: ”per tre mesi consecutivi”

*Con delibera del 16 giugno 1936, n. 6, il Consiglio di Amministrazione della Casa di Riposo, approva un nuovo Statuto Organico, proposto dal Presidente Avv. Giacomo Cohen, ed approvato dal Ministero dell’Interno in data 29 ottobre 1936, con le modifiche disposte dal Regio Decreto di approvazione in data 29 ottobre 1936, firmato dal Ministro Mussolini

*Con delibera del 7 aprile 1973, n. 16 e del 23 giugno 1973, n. 33, il Consiglio di Amministrazione della Casa di Riposo, approva le modifiche allo Statuto Organico, proposte dal Presidente rag. Fortunato Mella, ed approvato dalla Sezione Provinciale di Controllo in data 11 luglio 1973, al progressivo n. 21083.

Notizie inerenti alla costruzione dell’edificio:

*progettista Dott. Ing. Carlo Banfi di Milano

*i lavori di costruzione dell’edificio storico, vennero affidati all’Impresa Frattini di Varese, che diede avvio all’esecuzione delle opere nel maggio del 1931;

*i lavori vennero condotti con celerità, tanto che la Casa di Riposo cominciò a funzionare dal 4 gennaio 1932

Il presidente

Dott. Arch. Savio Binaghi”


 


 


 

  1. La Mission

 

La Fondazione persegue il fine istituzionale di cui all’art. 2 dello Statuto, già richiamato ed indicato nella “PREMESSA”.

Si ritiene necessario completare i principi enunciati nello Statuto, con quelli inseriti nella propria “Carta dei Servizi, redatta a cura del Presidente del CDA – edizione aprile 2010 -, nonché con quanto esposto nella “Relazione sul Risutato Morale della Gestione – Esercizio Finanziario anno 2009, redatta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, della quale se ne trascrive la seguente parte:

omissis “…Tali obiettivi, ambiziosi è coerenti con l’indirizzo primario del nostro Ente, consistono nell’estromettere l’assistenza all’anziano dall’area dell’indistinto e del marginale al fine di inserirla più opportunamente negli ambiti della vita civile: attività questa che richiede ricerca, competenza, analisi culturale e capacità innovative.

E’ in questa logica propositiva ed all’interno del tentativo di costruire un modello compatibile per la presenza degli anziani sempre più numerosa nella nostra società che si inserisce la nostra attività.

E’ necessario inoltre superare la visione della vita dell’anziano che attualmente la società la considera solo sotto l’aspetto negativo, di perdita sul piano individuale e di costi da porre a carico della collettività quando non sia posto sufficientemente in rilievo l’aspetto assai più negativo che quasi sempre gli oneri conseguenti sono assunti a pieno carico dai congiunti.

Occorre prendere coscienza dei mondi diversi vissuti dall’anziano: il primo aspetto riguarda la “grande sofferenza” – che si materializza nella polipatologia, nella dipendenza e nella depressione – ed il secondo nell’azione di fornire agli anziani ogni promozione volta alla loro felicità o quanto meno ad intervenire per conservare i residui valori di benessere.

Un individuo, peggio se anziano, costretto all’immobilità, spesso afflitto da malattia cronicizzata, sovente incurabile e che reclama il diritto di portare a termine la propria vita terrena in modo dignitoso, così come una persona anziana, allo stesso modo, che ha una autonomia limitata e che è costretta a lasciare l’alloggio nel quale ha trascorso la propria esistenza, potrebbe scegliere fra le diverse formule di ospitalità, ma in realtà la sua libertà di scelta è limitata, per non dire scarsa, poiché la disponibilità economica, in genere, gli permette di considerare solo soluzioni di bassa qualità.

Tale convinzione potrà regredire fino alla sua scomparsa, solo se i responsabili delle strutture per anziani si impegneranno con tutte le loro forze e con ogni mezzo a loro disposizione, a preparare una nuova cultura di vita all’interno degli istituti, simili al nostro, affinché i residenti abbiano un trattamento come “clienti” piuttosto che come persone “collocate” e che la qualità “alberghiera”, unitamente ad un’adeguata assistenza socio-sanitaria, abbia il sopravvento sulla “logica della mensa dei poveri”.

Dall’anno 2009, a lavori pressocchè ultimati, si è data particolare importanza all’inserimento dell’anziano nella nostra struttura considerando questo momento nella sua dimensione di grande importanza e di estrema delicatezza, ove si pensi che i familiari consegnano l’affido e la cura del proprio congiunto a coloro che responsabilmente si prendono cura del soggetto, spesso dipendente o disabile, il quale in ogni caso ha bisogno di assidue cure e di assistenza continue.

Abbiamo considerato inoltre che questo contesto comporta anche una fatica emotiva: le emozioni ed i vissuti dell’anziano e della sua famiglia debbono trovare accoglimento nella sensibilità e professionalità del personale sanitario e degli operatori in genere, che separatamente e nel loro complesso, rappresentano persone nuove da conoscere e da capire e con le quali entrare in relazione.

Tranne casi particolari caratterizzati dalla necessità od estrema urgenza, la prassi operativa prevede che l’accoglienza venga curata nei minimi particolari, con colloqui preliminari per introdurre l’anziano e la sua famiglia nella struttura e con il supporto e l’impiego di una modulistica utile a rilevare tutte le notizie fondamentali sull’anziano (ad esempio le sue abilità residue, le sue abitudini di vita, ecc.)

Gli addetti alle relazioni sociali od all’accettazione od il coordinatore del personale, presentano il nuovo ospite al gruppo degli operatori ed accompagnano l’anziano nella camera: la sua “casa”.

 

Queste azioni oltre a favorire l’inserimento dell’ospite, promuovono anche la possibilità di cogliere le diverse dinamiche relazionali tra i membri della famiglia (il referente primo, gli altri legami affettivi ecc.) ed il loro modo di relazionarsi con il nuovo contesto socio-ambientale.

In questa conoscenza reciproca si registra spesso la volontà del familiare di raccontare più dati possibili al personale sanitario ed agli operatori che diventeranno, da quel momento, i depositari delle principali informazioni dell’anziano.

Tralascio invece, mascherando la mia coscienza ed il mio rincrescimento interiore, di fornire alcun riferimento al bagaglio di angosce e di incertezze che grava sui congiunti al momento del distacco dall’anziano.

In questi ambiti le scelte strategiche adottate dal Consiglio di Amministrazione e l’azione svolta dalla nostra Direzione Sanitaria e dagli addetti alle Relazioni Sociali, sono risultate determinanti”.

 

  1. I presupposti normativi

I presupposti normativi di riferimento principale del presente codice sono:

Il Decreto Legislativo n. 231 dell’8 giugno 2001, recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano un regime di responsabilità amministrativa diretta a carico degli enti, nei casi in cui persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza e di amministrazione e direzione, o soggetti sottoposti alla loro vigilanza e controllo commettano determinati reati a vantaggio o nell’interesse degli stessi Enti. L’ampliamento della responsabilità mira a coinvolgere nella punizione di taluni illeciti penali il patrimonio delle società ed, in definitiva, gli interessi economici dei soci, i quali, fino all’entrata in vigore di tale legge, non pativano conseguenze dalla realizzazione dei reati commessi, con vantaggio della società stessa, da amministratori e/o dipendenti. Questa nuova responsabilità sorge soltanto in occasione della realizzazione di determinati tipi di reati, specificatamente indicati della legge, da parte di soggetti legati a vario titolo all’azienda, e solo nell’ipotesi che la condotta illecita sia stata realizzata nell’interesse o a vantaggio di essa.

La responsabilità dell’Ente si aggiunge così a quella della persona fisica che ha commesso materialmente il reato; l’esclusione della responsabilità dell’ente è prevista qualora dimostri (art. 6 e 7 del suddetto D. Lgs.):

  • di “aver adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del fatto modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire il reato”;

  • di “vigilare sul funzionamento e sull’osservanza dei modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire il reato”

In particolare, la predisposizione dei modelli previsti dal D. Lgs. 231/2001 deve avvenire contestualmente all’adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare le violazioni del codice stesso.

Tra i reati indicati dalla normativa, anche in relazione a quanto previsto dalle Linee Guida elaborate da Confindustria, si sono ritenute ipotizzabili, per il settore oggetto di attività di Fondazione, soltanto alcune fattispecie, per le quali sono stati individuati gli specifici rischi connessi all’operatività aziendale e definite pertanto le regole di comportamento da adottare.

Per altre fattispecie si è ritenuto che l’ipotesi di reato fosse del tutto astratta, ma si è ritenuto comunque corretto, e in linea con il sistema valoriale di Fondazione, richiamare nel presente Codice l’attenzione sulla necessità di adottare in ogni caso una condotta adeguata alla reputazione dell’Ente. Infine alcune fattispecie non sono state prese in considerazione in quanto non sussistono gli estremi organizzativi e/o di assetto societario per la commissione di tali reati.

Lo stesso Decreto prevede peraltro l’esclusione della responsabilità dell’azienda qualora la stessa provi, tra l’altro, di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto illecito, un “Modello di organizzazione, gestione e controllo” idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi e di aver affidato il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del Modello, nonché di curare il suo aggiornamento, ad un “organismo” interno (“Organismo di Vigilanza”) dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo. Il rispetto del Modello di organizzazione, gestione e controllo diviene, peraltro, parte essenziale del rapporto di lavoro o di collaborazione. Alla luce di quanto sopra, il C.D.A. ha approvato un “Modello Organizzativo Parte Generale e Modello Organizzativo Parte Speciale”, ha istituito un Organismo di Vigilanza e ha predisposto il presente “Codice Etico e di Condotta”. Tale Codice Etico e di Condotta contiene una serie di principi che la Fondazione riconosce come propri e sui quali intende richiamare l’osservanza da tutti coloro che contribuiscono al perseguimento dei fini dell’ente: questo anche oltre le specifiche previsioni del D.Lgs. 231/2001 e dunque indipendentemente dal fatto che l’ente tragga interesse o vantaggio.

L’ente intende dotarsi di un “Codice Etico Comportamentale” con la finalità di fornire indirizzi generali di carattere etico comportamentale ai dipendenti, soci/collaboratori, in cui gli stessi dovranno conformarsi nell’esecuzione delle proprie attività, nonché per cercare di contribuire alla prevenzione della realizzazione degli illeciti, conseguenza dei reati previsti dal D. Lgs. n. 231/2001.

PSSR 2010-2014, che introduce il tema della compliance al D.lgs 231. In particolar modo si sottolinea: "Nel corso della IX legislatura, fatta salva un’appropriata differenziazione tra servizi sanitari e servizi socio sanitari, sulla base della complessità dei servizi e dell’intensità di cura, i modelli organizzativi e i codici etico-comportamentali saranno estesi alle ASP e ai soggetti gestori delle Residenze Sanitarie per Anziani (RSA) di maggior rilievo entro il 31 dicembre 2012".

  1. PRINCIPI GENERALI

    1.  Ambito d’applicazione

Il Codice Etico e di Condotta è l’insieme dei valori, dei principi, delle linee di comportamento cui devono ispirarsi i membri del C.D.A., la Direzione, i dipendenti e i collaboratori (di seguito collaboratori), i fornitori, i volontari, i partner e, più in generale tutti i terzi che entrano in rapporto con la Fondazione nell’ambito della propria attività lavorativa e tutti coloro che direttamente o indirettamente, stabilmente o temporaneamente instaurano relazioni o operano nell’interesse della stessa.

Il Codice Etico definisce i principi, i valori, le regole fondamentali di gestione dell’intera organizzazione e di operatività quotidiana e costituisce una linea guida nei rapporti economici, finanziari, sociali, relazionali, con particolare attenzione alle tematiche di conflitti d’interesse, rapporti con la concorrenza, rapporti con i clienti, con i fornitori, con la Pubblica Amministrazione e gli Enti Locali.

Si applica a tutte le attività aziendali poste in essere e costituisce strumento di controllo essenziale ai fini dell’efficacia del Modello Organizzativo.

Nell’esecuzione dell’attività e nella gestione delle relazioni con i soggetti esterni tutti devono attenersi alla massima diligenza, onestà, lealtà e rigore professionale, nell’osservanza scrupolosa delle leggi, delle procedure, dei regolamenti aziendali e nel rispetto del Codice Etico e di Condotta, evitando in ogni modo qualunque situazione di conflitto di interessi, nonché evitando di sottomettere le proprie specifiche attività a finalità o logiche differenti da quelle stabilite dalla società stessa.

  1. Sistema dei valori di base

Il Codice Etico della Fondazione si basa su principi di:

  • Rispetto delle norme: la Fondazione persegue obiettivi nel rispetto della Costituzione italiana e delle norme vigenti, con particolare riferimento a quelle in materia di regolamentazione del funzionamento delle strutture residenziali per anziani.

  • Onestà: tutti i soggetti impegnati nell’erogazione del servizio si impegnano a porre in essere comportamenti che favoriscano il benessere dell’assistito e lo sviluppo dell’organizzazione evitando azioni, seppur formalmente legittime, che possano porsi in contrasto con i principi stabiliti dal Codice Etico ed evitando in ogni modo situazioni che possano generare conflitto di interessi ed evitando di sottomettere le proprie attività a logiche diverse da quelle definite dall’Ente.

  • Imparzialità: l’organizzazione rifiuta ed esclude ogni discriminazione basata, sul sesso, sullo stato di salute, sulla nazionalità, sulla razza, sulle credenze religiose, su opinioni politiche e stili di vita diversi e si impegna affinché tale principio venga rispettato da tutti i suoi dipendenti e collaboratori, a qualsiasi livello nelle relazioni con gli Utenti, purché non in contrasto con le regole di convivenza o di ordine pubblico.

  • Riservatezza: la Fondazione assicura che le informazioni in proprio possesso siano trattate con riservatezza e per motivi strettamente legati all’erogazione del servizio.

  • Rispetto dell’ambiente: l’organizzazione riconosce l’ambiente come elemento costituente fondamentale per il perseguimento della condizione di benessere dell’assistito e, a tal fine, si adopera per evitare, in qualsiasi modo, deturpazione od inquinamento.

  • Rispetto della persona: rispettare la persona significa assicurare modalità e livelli di intervento sanitario-assistenziali che si avvicinino il più possibile a criteri qualitativi desiderati dall’assistito stesso, e, nel contempo, che rispettino principi e canoni propri delle best practices.

  • Coinvolgimento: il Codice Etico, e le relative modalità relazionali ed operative in esso iscritte assumono l’importante funzione di favorire il coinvolgimento costruttivo dell’utente, dei suoi familiari e degli operatori.

  • Lavoro di squadra: essere e sentirsi parte di un gruppo è un diritto e un dovere per ogni operatore. I risultati perseguibili in gruppo si rivelano generalmente migliori rispetto a quelli conseguiti individualmente. Tutti devono poter partecipare con professionalità alle attività, ai progetti assistenziali ed a quelli organizzativo-produttivi.

  • Efficienza: i risultati devono essere perseguiti mediante l’utilizzo ottimale di risorse.

  • Trasparenza: la Fondazione si impegna a mantenere la trasparenza e la certezza nell’individuazione di ruoli e destinatari, in modo che non si produca un effetto di deresponsabilizzazione e sia garantita l’individuazione, per ciascun processo, del soggetto responsabile. Il sistema aziendale, inoltre, garantisce la tracciabilità di ogni operazione economica e finanziaria.

 

  1. Garanti d’attuazione del Codice Etico e di Condotta

Della completa osservanza ed interpretazione del Codice Etico e di Condotta è competente l’Organismo di Vigilanza. Il personale potrà segnalare ai propri responsabili diretti o all’Organismo di Vigilanza (odv@porettimagnani.it) eventuali richieste di chiarimento o possibili inosservanze al Codice. A tutte le richieste verrà data una tempestiva risposta senza che vi sia, per chi ha effettuato la segnalazione, alcun rischio di subire qualsiasi forma, anche indiretta, di ritorsione. Relativamente al Codice Etico e di Condotta, l’Organismo di Vigilanza si riunirà ogniqualvolta ritenuto necessario e assicurerà:

  • la diffusione del Codice Etico e di Condotta presso il personale e in generale presso tutti i terzi che entrano in rapporto con l’organizzazione nell’ambito dello sviluppo delle attività dell’ente;

  • il supporto nell’interpretazione e attuazione del Codice Etico e di Condotta, nonché il suo aggiornamento;

  • la valutazione degli eventuali casi di violazione delle norme, provvedendo nell’ipotesi d’infrazione, all’adozione delle misure opportune, in collaborazione con le funzioni aziendali competenti, nel rispetto delle leggi, dei regolamenti e dei contratti di lavoro;

  • che nessuno possa subire pressioni o ingerenze per aver segnalato comportamenti non conformi al Codice Etico e di Condotta.

 

  1. Obblighi per il personale relativamente al Codice Etico e di Condotta

Ogni collaboratore ha l’obbligo di:

  • rappresentare con il proprio comportamento un esempio per i propri colleghi (dipendenti e non, interni ed esterni);

  • promuovere l’osservanza delle norme del Codice Etico e di Condotta;

  • operare affinché i propri colleghi e collaboratori comprendano che il rispetto delle norme del Codice Etico e di Condotta costituisce parte essenziale del proprio lavoro.

La Fondazione promuove un’azione sistematica di informazione in merito ai reati e ai rischi contemplati dal D. Lgs. 231/2001 e pertanto il personale deve responsabilmente conoscere le fattispecie di reato potenzialmente commissibili, rispettare le procedure aziendali che ne prevengono l’insorgenza e adottare comportamenti proattivi in linea con il presente Codice per evitare di incorrere in una qualunque delle fattispecie di reato contemplate.

  1. Analisi del rischio

La valutazione dei rischi mira ad individuare nei processi le sensibilità non solo relative al compimento di illeciti, ma anche a prevenire fenomeni di malcostume che inficino la qualità del servizio. A tal fine si rende necessario:

  • verificare i processi produttivi della Fondazione;

  • individuare i soggetti chiave per ogni singolo processo;

  • analizzare le procedure e le prassi;

  • individuare le aree di rischio, per verificare in quale settore aziendale sia possibile la realizzazione di inadempienze o scorrettezze;

  • predisporre un sistema di controllo in grado di prevenire i rischi di realizzazione dei predetti.
     

  1. Processi critici

I fattori che, più di altri, contribuiscono a rendere critico un processo dal punto di vista etico sono:

  • la natura delle attività professionali in esso condotte;

  • l’intensità dei rapporti interpersonali;

  • la simultaneità di produzione e fruizione del prodotto/servizio da parte dell’Utente;

  • la discrezionalità di erogazione del servizio.

Quanto sopra si può rilevare in particolare nelle funzioni socio-assistenziali e animative infatti, in entrambe, l’operatore vive di continue interazioni in cui è forte la discrezionalità di esecuzione dell’attività, che si basa fondamentalmente su tecniche e prassi relazionali.

Sono molte, infatti, le informazioni personali dell’ospite utilizzate dagli operatori addetti per lo svolgimento dell’attività, a cui corrisponde, di contro, una difficoltà di controllo diretto dei superiori-gerarchici causata dalla contemporaneità fra produzione ed erogazione del servizio. Da ciò si deduce quanto delicata sia la funzione di Direzione e che livello di professionalità occorra per non incombere in scorrettezze, inadempienze, errori.

Le figure chiave e critiche per la prevenzione di illeciti etico-comportamentali sono rappresentate dalle seguenti:

  • ASA;

  • OSS;

  • Infermieri;

  • Medici,

  • Animatori;

  • Amministrativi;

  • Direzione.

 

 

  1. PRINCIPI RELATIVI ALLE OPERAZIONI, ALLE TRANSAZIONI E ALLE REGISTRAZIONI

 

L’impostazione data tende a fare in modo che le operazioni e le transazioni rilevanti siano evidenziate nell’ambito della descrizione dei processi e che ognuna di esse avvenga da parte di personale autorizzato (essendo possibile evincere tale autorizzazione da procedure, attribuzioni di poteri, mansionari) nel rispetto del requisito di tracciabilità.

Nella gestione delle attività contabili, la Fondazione si impegna attraverso ogni suo collaboratore, ad osservare le regole di corretta, completa e trasparente contabilizzazione, secondo i criteri ed i principi contabili adottati conformemente alle previsioni di legge. Nell’attività di contabilizzazione dei fatti relativi alla gestione, i collaboratori sono tenuti a rispettare le procedure interne in modo che ogni operazione sia, oltre che correttamente registrata, anche autorizzata, verificabile, legittima, coerente e congrua. In particolare questi presupposti trovano applicazione nelle seguenti tipologie di prestazione:

  • Prestazioni a tariffa: nelle prestazioni remunerate dalla Pubblica Amministrazione con applicazione di tariffe forfettarie predeterminate, va assicurata l’erogazione di tutti gli interventi previsti dalle vigenti normative o convenuti in specifiche convenzioni. I Direttori Responsabili e le Direzioni Sanitarie delle Strutture assicurano il recepimento, nei protocolli di cura e nelle procedure interne, dei vincoli all'erogazione delle prestazioni imposte dalla Legge o dai provvedimenti delle Autorità sanitarie.

  • Prestazioni a rendiconto: in caso di prestazioni, o servizi, o ricerche finanziate dalla Pubblica Amministrazione, o da altri Enti, o da privati, sulla base dei costi effettivi occorsi, la previsione del costo complessivo va effettuata sulla base di computi ragionevoli ed attendibili. La rendicontazione va resa sulla base dei costi e degli oneri effettivi occorsi. Agli atti vanno conservati i rendiconti resi alla Pubblica Amministrazione corredati di tutti gli elementi giustificativi. I rendiconti vanno stesi da soggetto diverso rispetto a quello che ha predisposto il preventivo.

  • Esposizione e fatturazione delle prestazioni: tutti coloro che, a qualunque titolo, svolgono la loro attività nella Fondazione, si impegnano, nei limiti delle rispettive competenze, così come determinate dal C.C.N.L. di competenza, dall'Accordo Nazionale per i medici libero-professionisti, da contratti con associazioni professionali o singoli sanitari e dai Regolamenti interni, ad operare per rispettare quanto stabilito in materia dì finanziamento delle attività sanitarie, socio-sanitarie, socio-assistenziali, di ricerca e di formazione.

Il personale è tenuto ad agire con trasparenza verso i membri dell’Organismo di Vigilanza e eventuali altri incaricati di attività di auditing e a prestare a questi la massima collaborazione nello svolgimento delle rispettive attività di verifica e controllo. Ciascun dipendente è tenuto a collaborare affinché i fatti di gestione siano rappresentati correttamente e tempestivamente nella contabilità.

Per ogni operazione è conservata agli atti un’adeguata documentazione di supporto dell’attività svolta, in modo da consentire l’agevole registrazione contabile nonché la ricostruzione accurata dell’operazione, anche per ridurre la probabilità di errori interpretativi. La volontà della Fondazione è quella di affermare che poteri conferiti e responsabilità attribuite non possano comunque prescindere dal rispetto delle regole di funzionamento dell’organizzazione, alle quali ognuno si deve uniformare per le parti di propria competenza. In tale contesto si sottolinea che ogni persona che prende parte alle attività della Fondazione può e deve presentare proposte di miglioramento finalizzate a chiarire sempre meglio l’operatività aziendale affinché sempre più si risponda ad un principio generale di trasparenza e correttezza.

 

  1. GESTIONE DELLE INFORMAZIONI E DEI DATI

    1. Norme generali

Le attività della Fondazione richiedono costantemente l’acquisizione, la conservazione, il trattamento, la comunicazione e la diffusione di dati, documenti ed informazioni attinenti a negoziazioni, procedimenti, operazioni e contratti. Le banche dati della Fondazione possono contenere, inoltre, dati personali protetti dalla normativa a tutela della privacy, dati che non possono essere resi noti all’esterno ed infine dati la cui divulgazione potrebbe produrre danni alla Fondazione

Tutti i collaboratori interni ed esterni sono tenuti a tutelare la riservatezza delle informazioni apprese in ragione della propria funzione lavorativa e, in particolare, osservare le clausole di riservatezza richieste dalle controparti. Tutte le informazioni, i dati, le conoscenze acquisite, elaborate e gestite dai collaboratori nell’esercizio della propria attività lavorativa appartengono alla Fondazione e devono rimanere strettamente riservate e opportunamente protette e non possono essere utilizzate, comunicate o divulgate, né all’interno, né all’esterno, se non nel rispetto della normativa vigente e delle procedure aziendali.

Ciascun collaboratore dovrà pertanto:

  • acquisire e trattare solamente i dati necessari e direttamente connessi alle sue funzioni;

  • conservare detti dati in modo tale da impedire a terzi estranei di prenderne conoscenza;

  • comunicare e divulgare i dati solo nell’ambito delle procedure prefissate, ovvero previa autorizzazione della persona a ciò delegata;

  • assicurarsi che non sussistano vincoli di confidenzialità in virtù di rapporti di qualsiasi natura con terzi.

La gestione delle informazioni e dei documenti non di pubblico dominio (idonei, se resi pubblici, a influenzare l’opinione pubblica o ad avere impatto sulle attività della Fondazione) oppure delle informazioni e documenti riguardanti i prodotti, i marchi, i fornitori, i progetti di sviluppo e l’organizzazione delle attività della Fondazione deve essere effettuata secondo le procedure applicabili nel rispetto delle norme di legge.

I dati e le informazioni raccolti nell’ambito dello svolgimento delle attività sono trattati dalla Fondazione nel rispetto delle normative vigenti e in coerenza a quanto definito nel Documento Programmatico sulla Sicurezza. La Fondazione ha adottato e applica i contenuti del D. Lgs. 196/2003 in materia di protezione dei dati personali. In particolare si ricorda l’obbligo di custodia e cambio periodico delle autorizzazioni di accesso al sistema informativo aziendale.

  1. Utilizzo dei software nei rapporti con la Pubblica Amministrazione

I programmi software destinati all’interazione con Istituzioni esterne sono oggetto di particolare attenzione per quanto riguarda le autorizzazioni all’uso. La Direzione definisce i criteri di accesso, i limiti di utilizzo e la regolamentazione delle attività critiche con i fornitori di service. Gli utilizzatori per nessun motivo devono comunicare a terzi le loro credenziali di accesso. E’ in ogni caso vietato un utilizzo non corretto di tali programmi. In particolare è fatto divieto assoluto di effettuare operazioni non lecite sfruttando particolari abilità personali e/o punti di debolezza dei programmi software ai quali si ha accesso.

Nell’ambito nel normale espletamento delle attività formative è essenziale il corretto utilizzo dei software e il rispetto dei relativi regolamenti di utilizzo. Nessuno è autorizzato a inserire informazioni o dati difformi da quelli realmente disponibili, anche se ritenuto ininfluente oppure utile / necessario.

I medesimi criteri si applicano nei confronti dei software dedicati alla rendicontazione economica delle attività svolte, indipendentemente dalla posizione contrattuale del collaboratore che effettua tali attività.


 

  1. RAPPORTI CON TERZI

    1. Norme generali

I collaboratori sono tenuti nei rapporti con i terzi a un comportamento etico e rispettoso delle leggi, improntato alla massima trasparenza, chiarezza, correttezza, efficienza, equità. Per questo motivo la Fondazione condanna qualunque pratica criminale possa configurarsi nei confronti delle persone e del patrimonio altrui, vigilando affinché possa essere evitato qualunque tipo di coinvolgimento, per quanto possibile anche quelli involontari e indiretti dell’Ente nella commissione di questo tipo di reati. In questo contesto la Fondazione invita tutti i collaboratori a segnalare all’Organismo di Vigilanza (odv@porettimagnani.it) o ai propri superiori /referenti aziendali qualunque situazione nei rapporti con i terzi potenzialmente a rischio sotto il profilo della commissione di reati.

Nei rapporti e relazioni commerciali o promozionali, sono proibite pratiche e comportamenti illegali, collusivi, pagamenti illeciti, tentativi di corruzione e favoritismi. Non sono ammesse sollecitazioni dirette o attraverso terzi, tese a ottenere vantaggi personali per sé o per altri e devono essere evitati conflitti di interesse tra le attività economiche personali e familiari e le mansioni/funzioni/incarichi/progetti espletati all’interno della struttura di appartenenza. L’acquisizione di informazioni relative a terzi che siano di fonte pubblica o privata mediante Enti e/o organizzazioni specializzate, deve essere attuata con mezzi leciti nel rispetto delle leggi vigenti. Ai collaboratori non è consentito di ricevere e utilizzare dati e informazioni riservate comunque ricevute da terzi senza che la Fondazione abbia avuto l’autorizzazione dai terzi stessi per l’utilizzo di tali informazioni. In ogni caso il trattamento dei dati è consentito soltanto nell’ambito dei limiti stabiliti dalle istruzioni ricevute per il proprio ruolo di incaricato.

Nell’ambito dell’esecuzione delle attività ogni collaboratore, a qualsiasi livello e per le parti di propria competenza, deve garantire la corretta rendicontazione delle attività svolte sia direttamente sia attraverso fornitori e/o altri collaboratori da lui coordinati. I relativi documenti di registrazione devono essere compilati con attenzione. Per nessun motivo, anche se apparentemente a fin di bene, è ammessa la commissione di falsi. In particolare non possono essere immessi dati non veritieri, alterare dati preventivamente immessi, compilati e/o firmati documenti di registrazione al posto di altre persone. Eventuali errori nell’imputazione devono essere preventivamente segnalati come non conformità ai propri referenti e successivamente corretti dando evidenza di tale correzione (utilizzo di penne di colore diverso, note a lato, ecc.). Si segnala in particolare la necessità di seguire scrupolosamente le regole di compilazione e firma dei registri e degli altri documenti che sono utilizzati formalmente a fine rendicontativi nei riguardi dei soggetti finanziatori.

Le procedure aziendali definiscono di caso in caso le responsabilità e i poteri di firma e a tali responsabilità e poteri è fatto obbligo a ciascuno di attenersi. Si ricorda infine quanto già precedentemente previsto al capitolo precedente sull’utilizzo dei sistemi informativi.

Qualunque tentativo di violazione o di istigazione alla violazione delle sopraccitate disposizioni deve essere immediatamente riferita al proprio referente aziendale o direttamente all’Organismo di Vigilanza. La Fondazione non tollera alcun tipo di corruzione nei confronti di pubblici ufficiali, o qualsivoglia altra parte connessa o collegata con dipendenti pubblici, in qualsiasi forma o modo. La Fondazione intende improntare i rapporti con le altre società ed enti al rispetto delle regole di concorrenza e di mercato, secondo correttezza e buona fede.

  1. Rapporti con i fornitori di prodotti e servizi

Nei rapporti con i fornitori di prodotti e servizi (di seguito genericamente indicati come “fornitori”) devono essere osservate le procedure interne per la selezione, la qualificazione e la gestione dei rapporti. La Fondazione si ispira nei rapporti con i fornitori ai principi di correttezza e buona fede nonché al rispetto delle regole sulla concorrenza e sul mercato. In tale contesto i collaboratori, a qualsiasi titolo addetti alle relazioni con i fornitori, devono operare nell’osservanza di requisiti predefiniti e valutati in termini oggettivi, imparziali e trasparenti, evitando qualunque logica motivata da favoritismi o dettata dalla certezza o dalla speranza di ottenere vantaggi, anche con riferimento a situazioni estranee al rapporto di fornitura, per sé o per la Fondazione

I collaboratori devono evitare qualunque situazione di conflitto di interessi, anche potenziale, con riguardo a fornitori segnalando al proprio referente o all’Organismo di Vigilanza l’esistenza o l’insorgenza di tali situazioni. In modo particolare, la selezione dei fornitori, nonché la formulazione delle condizioni di acquisto di beni e servizi e la definizione delle tariffe professionali sono dettate da valori e parametri di concorrenza, obiettività, correttezza, imparzialità, equità, prezzo, qualità del bene e servizio, garanzie di assistenza e in generale un’accurata e precisa valutazione dell’offerta. Nella scelta dei fornitori non sono ammesse o accettate pressioni indebite, tali da favorire un soggetto piuttosto che un altro.

L’attivazione di una fornitura deve essere sempre preceduta da una attenta valutazione del mercato, con l’eventuale conseguente acquisizione di più offerte. Non può essere in alcun modo preso in considerazione l’acquisto di beni la cui provenienza non sia nota e non sia garantita la presenza dei relativi documenti fiscali e di garanzia.

Non sono ammessi favoritismi nei pagamenti ai fornitori e, più in generale, non possono essere attuate azioni che pregiudichino il loro stato di creditori. Le tipologie contrattuali devono essere coerenti con la tipologia di prodotto e servizio acquistato. Non sono ammesse forme contrattuali che possano in qualche modo rappresentare caratteri elusivi nei confronti delle norme giuslavoristiche.

Nei rapporti con i fornitori non è ammesso dare o ricevere sotto alcuna forma, diretta o indiretta, offerte di denaro o regalie tendenti ad ottenere vantaggi reali o apparenti di varia natura (es. economici, favori, raccomandazioni). Tale divieto ha validità generale, nel senso che deve considerarsi esteso anche a iniziative individuali, utilizzando denaro e beni propri o del nucleo familiare. In ogni caso, atti di cortesia commerciale non devono mai essere compiuti in circostanze tali da poter dare origine a sospetti di illiceità e compromettere l’immagine aziendale.

 

  1. Rapporti con gli Ospiti, gli Utenti ed i Familiari

La Fondazione persegue l’obiettivo di soddisfare pienamente le aspettative dei propri stakeholders. Pertanto esige dai collaboratori e, in generale, dai destinatari del Codice Etico e di Condotta e da coloro che operano a diverso titolo in nome e per conto della Fondazione, che ogni rapporto e contatto con e tra tali soggetti sia improntato a onestà, correttezza professionale e trasparenza.

Nel rispetto delle normative vigenti e dei principi etici generali enunciati in precedenza, la Fondazione persegue l’attenzione ai bis